Sul rapporto tra il giudizio di ottemperanza e il giudicato di annullamento

Consiglio di Stato, Sez. III, 30.5.2016, n.2263

GIUDIZIO DI OTTEMPERANZA

Sul rapporto tra il giudizio di ottemperanza e il giudicato di annullamento

Con la sentenza in commento la Terza Sezione del Consiglio di Stato ha chiarito i rapporti che intercorrono tra il giudizio di ottemperanza, volto all’esecuzione della decisione giudiziale rimasta inadempiuta, e il giudicato di annullamento del provvedimento illegittimo, nel senso che “in sede di esecuzione del giudicato è consentito specificare il contenuto del comando contenuto nella sentenza da eseguire, mentre non è consentito porre ulteriori vincoli all’Amministrazione, diversi da quelli scaturiti dalla discussione in contraddittorio, svoltasi in sede di cognizione”.

Il giudice ha quindi ritenuto di non condividere la teoria del c.d. giudicato a formazione progressiva, in virtù della quale il giudice dell’ottemperanza, potrebbe adottare – riempiendo gli spazi vuoti lasciati dal giudicato formatosi in sede di cognizione – una statuizione analoga a quella che potrebbe emettere in un nuovo giudizio di cognizione, risolvendo eventuali problemi interpretativi che comunque sarebbero devoluti alla sua giurisdizione. Secondo la sentenza in commento, ammettere la discussione in sede di giudizio di ottemperanza di profili non attinenti all’esecuzione della sentenza comporterebbe la loro sottrazione (nella specie) al doppio grado di giurisdizione; ciò sarebbe consentito solo quando la sentenza abbia un contenuto sufficientemente determinato.

 

(nota redazionale di LCA-amm.)

sentenza 2263-2016

Sui presupposti e limiti di emendabilità dell’offerta ad opera della commissione

T.A.R. Lazio, sez. II, 04/05/2016, n. 5060

APPALTI

Sui presupposti e limiti di emendabilità dell’offerta ad opera della commissione

Sulla rilevanza dell’errore commesso dalla stazione appaltante nella predisposizione degli atti di gara

Il Tar Lazio con la pronuncia in commento ha annullato l’aggiudicazione della gara bandita da CONSIP SpA  per l’affidamento dei servizi di conduzione dell’infrastruttura ICT e lo sviluppo di Progetti di IT Innovation in ambito infrastrutturale e tecnologico dell’INAIL.

In particolare, il giudice ha ritenuto di condividere le censure dedotte dal ricorrente in ordine alla illegittima modificazione da parte della commissione di gara del contenuto dell’offerta tecnica presentata dal RTI aggiudicatario, ribadendo il principio giurisprudenziale secondo cui ”sussiste il divieto per la stazione appaltante di sottoporre le offerte  ad operazioni manipolative e di adattamento, risultando altrimenti violati la par condicio, l’affidamento nelle regole di gara e le esigenza di trasparenza e certezza”.

Il Tar ha anche affrontato il tema della rilevanza dell’errore commesso dalla stazione appaltante nella predisposizione della lex specialis, nei casi in cui tale errore abbia inciso sulla formazione della volontà dei concorrenti, inducendoli in errore. A tale riguardo, ha affermato che “a fronte di un’oggettiva incertezza ingenerata dagli atti predisposti dalla stazione appaltante” deve prevalere “il principio del favor partecipationis”, con conseguente impossibilità di escluder dalla gara un’impresa che abbia compilato l’offerta in conformità alla lex specialis o al modello di offerta da essa predisposto.

In buona sostanza, secondo il giudice l’errore commesso dall’amministrazione non può ricadere sul concorrente: in applicazione di tale principio il Tar ha concluso per l’annullamento di tutti gli atti di gara a partire dalla lex specialis, ritenendo che il vizio di legittimità che ha condizionato, dapprima, la dichiarazione dell’aggiudicataria e, poi, l’operato della commissione giudicatrice nella valutazione del punteggio utile per l’aggiudicazione, sarebbe costituito proprio dall’errore commesso nella predisposizione della lex specialis.

 

(Nota redazionale Lca-amm)sentenza 5060-2016

Accreditamento nuova università

Tar Lazio, Roma, Sez. III bis, 5.5.2016, n.5232

ACCREDITAMENTO NUOVA UNIVERSITÀ

 Sulla portata e ampiezza del c.d. soccorso istruttorio di cui all’art. 6 della l. 241/1990

La sezione terza bis del Tar Lazio, chiamata a pronunciarsi sulla legittimità del provvedimento con cui l’amministrazione aveva negato l’accreditamento di una nuova università non statale legalmente riconosciuta per “inesistenza” della documentazione a corredo dell’istanza, ha affermato che seppur “è pacifico l’orientamento giurisprudenziale secondo cui il soccorso istruttorio non può operare in presenza di dichiarazioni non già semplicemente incomplete, ma del tutto omesse, in quanto in tal modo l’amministrazione, lungi dal supplire ad una mera incompletezza documentale, andrebbe sostanzialmente a formare il contenuto di un’istanza”, è anche vero che, nella specie, “non trattandosi di procedure concorsuali, non operano i relativi limiti applicativi, rappresentati essenzialmente dal rispetto della par condicio e dagli elementi essenziali”.

In altri termini, il giudice amministrativo ha optato per un’interpretazione estensiva dell’ambito applicativo del soccorso istruttorio in ragione, da un lato, delle peculiarità del caso concreto (si trattava, in particolare, della prima applicazione di una procedura esclusivamente informatica per la gestione delle proposte di istituzione di nuove università) e, dall’altro, della natura non concorsuale della relativa procedura valutativa, concludendo nel senso che “l’amministrazione resistente avrebbe dovuto, dapprima, chiedere chiarimenti alla ricorrente e, quindi, chiarite le circostanze, avrebbe altresì dovuto consentire alla ricorrente di procedere all’integrazione documentale”.

(nota redazionale di LCA-amm.)sentenza 5232-16