Sui poteri inibitori attribuiti alla p.a. in materia di conformità urbanistica delle opere soggette a SCIA

T.A.R. Toscana, 08/06/2016, n. 960

S.C.I.A.

Sui poteri inibitori attribuiti alla p.a. in materia di conformità urbanistica delle opere soggette a SCIA

Con la sentenza in commento, il Tar Toscana, premessa l’inapplicabilità dell’art. 84 bis, comma 2, lett. b) della L.R. 1/2015 in quanto norma dichiarata incostituzionale dalla Corte Costituzionale nella parte in cui non prevedeva alcun termine decadenziale per l’esercizio dei poteri inibitori della p.a. in materia di SCIA (Corte Cost. n. 49/2016) e chiarito che, per effetto della L.R. 24 del 2009 (che ha ampliato l’ambito applicativo della segnalazione certificata di inizio attività)  la SCIA presentata nel caso di specie, in quanto rientrante nell’ambito degli interventi ampliativi contemplati nel c.d. piano casa, non avrebbe potuto considerarsi (come sostenuto in tesi avversaria) “alternativa” al permesso di costruire, ha affermato che deve trovare applicazione nella materia che qui interessa il termine decadenziale di 30 giorni previsto dall’art. 19 della legge sul procedimento amministrativo ed ha conseguentemente dichiarato illegittimo il provvedimento impugnato.
Si segnala che il T.A.R. ha escluso la possibilità di qualificare gli atti emanati dall’Amministrazione in termini di esercizio del potere di autotutela di cui all’art. 21 nonies della L. 241 del 1990, non ricorrendo nella specie i presupposti (e i connotati) di un simile potere, quali, il contraddittorio con l’interessato nonché un’effettiva comparazione tra l’interesse pubblico pregiudicato e quello del privato ingeneratosi a seguito dell’inutile scadenza del termine per la scadenza del controllo ordinario.

(Nota redazione Lca-amm.)

Sentenza Tar Toscana n. 960-16

 

Assegnazione in sub concessione d’uso di impianti di rete

T.A.R. Lazio, 07/06/2016, n. 6511

TELECOMUNICAZIONI

Assegnazione in sub concessione d’uso di impianti di rete

Con la sentenza in commento il T.A.R. Lazio, chiamato a pronunciarsi su un’istanza di annullamento di una procedura aperta per l’assegnazione, in regime di sub-concessione in uso, di polifore autostradali destinate al passaggio di cavi di telecomunicazione, ha affermato che, in osservanza del combinato disposto degli articoli 86, comma 3, e 90, comma 1 del d.lgs. n. 259/03, gli “impianti” di reti di comunicazione elettronica e le opere accessorie e funzionali hanno una destinazione pubblica vincolata che prescinde dal regime proprietario dei suoli ove sono realizzate.

Secondo il Collegio, esiste un nesso inscindibile tra opere di infrastrutturazione e infrastrutture di reti, che, a loro volta, per il regime di pubblica utilità loro riconosciuto, sono legate con il sedime di collocazione da un rapporto caratterizzato dal “peso di diritto pubblico gravante su un bene” di cui alla sentenza della Corte di Cassazione 481/88.

Il T.A.R. ha ritenuto che, nella specie, la polifora fosse strettamente funzionale ai cavi passanti al suo interno e che, pertanto, la messa a gara di una parte soltanto dell’infrastruttura – peraltro non di proprietà della stazione appaltante – avrebbe influito negativamente sulla continuità del servizio tecnico di pubblica utilità quale quello fornito tramite le infrastrutture di tlc.

(Nota redazionale LCA-amm.)

sentenza Tar Lazio 6511-16